giovedì 3 aprile 2025

Alberto Secci: l’affascinante percorso di un prete pittore, tra arte e fede

 ALBERTO SECCI: L'AFFASCINANTE PERCORSO 

DI UN PRETE PITTORE, TRA ARTE E FEDE

 
Giuseppe Possa - A Tempo Libero

 

Il 31 ottobre 2025, don Alberto si presenterà al pubblico con la sua prima mostra personale al Centro Culturale del Teatro La Fabbrica di Villadossola. Un’occasione unica non solo per ammirare le sue opere, ma anche per vivere un momento di condivisione e riflessione, dove arte e spiritualità si intrecciano armoniosamente attraverso i temi che animano i suoi lavori.

Nel cuore di Vocogno, una caratteristica frazione di Craveggia immersa nell’incantevole Valle Vigezzo, si trova una piccola chiesa parrocchiale affidata dalla diocesi a don Alberto Secci. Questo sacerdote tradizionalista, noto per celebrare la messa in latino secondo il rito preconciliare, ha già attirato in passato l’attenzione mediatica. Tuttavia, è stato grazie alla mia amica e professoressa, Silvana Pirazzi, che ho scoperto un lato poco noto della sua figura: una sorprendente passione per la pittura, praticata con riservatezza e condivisa solo con pochi intimi. Fu lei a consigliarmi di incontrarlo di persona.
Spinto dalla curiosità e dal desiderio di ammirare dal vivo le sue opere – che già nelle fotografie mi apparivano straordinarie – ho deciso di recarmi un giorno alla sua parrocchia. Tra le mura della canonica, ho così avuto modo di conoscerlo insieme a don Stefano Coggiola, pure lui sacerdote tradizionalista e collaboratore, che, come mi è stato raccontato, ha di recente creato un sito web dedicato alle opere di don Alberto, curandone la catalogazione e organizzandole in luoghi, ritratti, santi, nature morte, varie.

Oggi, pertanto, desidero soffermarmi sull’aspetto pittorico di don Secci, perché trovo singolare come, lontano dai riflettori e con grande discrezione, riesca a esprimere una sensibilità artistica tanto profonda quanto intensa.

 

La visita – Dopo i convenevoli iniziali, in cui ho potuto apprezzare la serenità di don Alberto, salda nella fede e in linea con uno stile di vita sobrio e austero, gli ho confessato il mio ateismo. Gli ho spiegato, tuttavia, il mio interesse per le tradizioni e l’arte, indipendentemente dalla loro origine, purché autentiche. Con grande gentilezza mi ha accolto e condotto nel suo atelier, situato nella soffitta dell’abitazione restaurata, e organizzata con estrema cura.
I quadri, di piccolo e medio formato, sono disposti in parte sulle pareti e in parte sistemati con ordine sugli scaffali, mentre in un angolo ben illuminato si trovano il cavalletto, affiancato da una tavolozza e da tutti gli strumenti indispensabili per dipingere: pennelli, spatole e tubetti di colori di ogni tipo. Sul pavimento, alcune tele e tavole incorniciate, preparate con cura dal fratello ormai in pensione, sono pronte per diventare il supporto dei prossimi dipinti di don Alberto, compatibilmente con i suoi momenti liberi.
È sorprendente come trovi il modo di ritagliarsi del tempo per la pittura, nonostante i molteplici impegni nella cura d’anime. Questa passione coltivata fin da ragazzo e sviluppata da autodidatta, lo ha portato a trarre ispirazione dai grandi maestri del passato, reinterpretandone le influenze con uno stile proprio e originale.
La sua arte figurativa, fortemente radicata nel realismo ma arricchita da vibranti pennellate quasi espressioniste, unisce la tecnica tradizionale a una sensibilità moderna.

 

Il percorso di vita – Don Alberto Secci nasce a Domodossola il 19 gennaio 1963. Figlio di un carabiniere, la sua famiglia si trasferisce a Sagliano Micca, nel biellese, quando lui ha solo 3 anni e torna a Domodossola otto anni più tardi, periodo durante il quale è già iniziato a germogliare in lui il seme della vocazione, coltivato attraverso la partecipazione alle funzioni parrocchiali che hanno segnato profondamente la sua infanzia cattolica. Dopo la scuola media, frequenta il liceo statale “Spezia” di Domodossola, dove si distingue come uno dei promotori dell’intitolazione dell’istituto al noto scienziato, patriota e alpinista Antonio Spezia. Conseguito il diploma, decide di seguire la sua vocazione e si iscrive al seminario vescovile di Novara. Qui viene ordinato sacerdote e venticinquenne inizia il suo percorso pastorale, fino ad approdare nella Valle Vigezzo, dove risiede ancora oggi. Durante tutti questi anni, fino a tempi recenti, ha insegnato religione nelle scuole. Fece molto parlare i media negli anni tra il 2007 e il 2008 per le sue scelte di prete tradizionalista, essendo tuttora noto per celebrare la messa in latino secondo il rito preconciliare.

 

Perché iniziò a dipingere? Come nacque la passione artistica di Alberto? Germogliò fin da ragazzo, influenzato anche dalla sua mancanza di interesse per il calcio, che al tempo dominava i momenti liberi e soprattutto i pomeriggi domenicali. Mentre molti coetanei si dedicavano alle partite e vivevano con entusiasmo il mondo del pallone, Alberto era estraneo a questo fervore, preferendo percorrere strade diverse e più intime. Questa distanza dal calcio, che per alcuni poteva sembrare insolita, divenne invece l’opportunità perfetta per esprimere la sua sensibilità e creatività.
In quelle lunghe ore di solitudine domenicale, lontano dal frastuono dei campi da gioco, Alberto trovò rifugio nel disegno e nella pittura. Con matite e pennelli, dava forma ai suoi pensieri e ai suoi stati d’animo, trasformando la solitudine in un mondo fatto di colori e immagini. Fu in questo silenzio che nacque la sua passione artistica, destinata a crescere e accompagnarlo lungo il suo percorso di vita.

 

La passione artistica – Don Alberto non segue le convenzioni accademiche; la sua arte è guidata soltanto da un’ispirazione istintiva che si intreccia in modo profondo con la vocazione religiosa. Le sue opere, straordinariamente evocative, spaziano dai ritratti di santi e volti comuni ai paesaggi; dagli scorci di chiese e oratori ai soggetti sacri; dalle nature morte agli oggetti quotidiani, trasmettendo una sensibilità autentica che le rende intime e genuine.
Uno degli elementi distintivi del suo lavoro è la costante ricerca della luce e delle sue infinite sfaccettature, che emerge in ogni composizione. Per l’autore, credente e devoto, la luce rappresenta una scintilla divina in grado di infondere vita al colore. La sua tecnica pittorica, influenzata dai post-impressionisti e dall’ammirazione per Cézanne e Rouault, si traduce in opere vibranti e armoniose dalle atmosfere suggestive e coinvolgenti. Talvolta, l’utilizzo della spatola consente al sacerdote-pittore di esprimersi con immediatezza e intensità, senza sacrificare l’efficacia delle sensazioni che i suoi quadri evocano.
Don Alberto predilige dipingere in silenzio, mantenendo una riservatezza che ha contribuito a creare finora un’aura di mistero intorno alla sua figura di prete-artista. 

Le opere – I dipinti di don Alberto catturano subito l’attenzione per la forte carica simbolica che portano con sé, a partire dai crocifissi, in cui Cristo viene talvolta raffigurato sereno, talvolta dolente. Attraverso queste immagini, lui riesce a comunicare il peso della sofferenza del mondo contemporaneo, senza però mai spegnere la scintilla di speranza insita nella promessa di salvezza.
Anche nei ritratti dei santi emerge con forza la dimensione religiosa. Il tratto sicuro, la tavolozza vibrante e la composizione raffinata rivelano una tensione morale e spirituale, che si estende pure a temi laici, sociali e culturali. Con uno sguardo mistico e trascendentale, don Alberto trasfigura la realtà, elevandola verso una visione più alta e universale. 

 

Con un linguaggio pittorico verista, egli rende omaggio a figure in estasi o in profonda meditazione, restituendo a ciascuna un’identità unica, e una storia personale. Queste opere, con la loro intensa bellezza, invitano chi le osserva a un profondo raccoglimento e a una riflessione interiore. Con toni caldi e tinte spesso scure, come nel ritratto di San Carlo, don Secci trasmette un’intensità emotiva straordinaria, capace di lasciare l’osservatore in silenziosa ammirazione.
Don Alberto, con devozione contemplativa, ritrae numerosi santi e figure religiose come San Cristoforo, Santa Teresa, San Filippo Neri, Padre Pio e molti altri. Nei suoi ritratti, quando possibile, predilige rappresentare volti reali, mentre per gli altri fa riferimento alle tradizioni iconografiche.
Pure nella rappresentazione di persone comuni, come in quella intima e commovente di sua madre che ha saputo cogliere con uno sguardo colmo di affetto. A questa si affiancano immagini di personaggi locali come Padre Michelangelo da Cuzzego, o di martiri di “casa nostra”, tra cui don Giuseppe Rossi. Non mancano neppure gli omaggi a figure illustri della cultura e della letteratura, quali Clemente Rebora, Giovanni Papini, Federigo Tozzi e altri. Ogni volto, che sia sereno o segnato dalla sofferenza, racchiude una forza umana e trascendentale che va oltre i semplici tratti fisici.
Tra le opere più emblematiche spicca un “teschio” carico di simbolismo. Questo dipinto diventa un vero e proprio “ritratto” della caducità della vita e della inesorabile tirannia del tempo. Con un perfetto equilibrio tra espressionismo e metafisica, il teschio si sviluppa in una dimensione informale che richiama il fatidico “memento mori” e il tema di “mors et vita duéllo”.
Don Alberto ha inoltre realizzato diversi autoritratti che testimoniano la sua evoluzione artistica e il suo cammino interiore. Alcuni, si concentrano esclusivamente sul volto, mentre altri lo ritraggono immerso in paesaggi rigogliosi, quasi in simbiosi con la natura circostante.
Un altro aspetto fondamentale della sua arte è il contributo alla preservazione e valorizzazione della memoria storica e culturale dei luoghi di devozione popolare, con cui l’autore trasmette un senso di pace e serenità, tipico delle rappresentazioni di chiese, oratori e altri spazi sacri cari ai fedeli in preghiera.

 

Don Alberto, predilige dipingere all’aperto, concentrandosi soprattutto sui paesaggi, in cui cattura con maestria la luce naturale e le suggestioni dei luoghi raffigurati. La natura rigogliosa prende vita nelle sue tele, rivelando uno splendore variegato che si traduce in dettagli accurati, quasi fossero riflessioni interiori. Questi luoghi sono posti in atmosfere solitarie e silenziose, immerse in spazi pregni di simbolismi latenti e mistero.
Numerosi sono i suoi omaggi ai paesi locali, dove si respira la quieta quotidianità di esistenze scandite dal ritmo lento delle stagioni e dai rituali della fede. Questi scenari, dipinti con straordinaria attenzione ai dettagli e arricchiti da una sensibilità vedutistica, trasmettono una spiritualità avvolgente. Un’opera emblematica è “Arrivo al Calvario”, in cui l’artista coglie la poesia di un autunno incipiente attraverso tonalità calde e un ambiente che invita alla meditazione. In “La roccia dal prato” si distingue invece un paesaggio dominato da una maestosa montagna rocciosa, che enfatizza la grandiosità e il fascino della natura in primo piano. In “Dal Monte di Orta”, infine, una luce improvvisa, quasi “divina”, illumina l’isola di S. Giulio, sollevandola dall’oscurità e rivelandone la bellezza senza tempo. Da non dimenticare è l’aspetto teologico di don Alberto, per il quale l’essere umano è immagine di Dio, così come la natura è la sua prima creazione, uno specchio del divino.
Egli si dedica pure alle nature morte, dove si percepisce subito il suo interesse per i colori caldi e per le forme sinuose degli oggetti rappresentati. Frutta, scodelle, bottiglie e altri elementi quotidiani vengono disposti con armonia, dando vita a composizioni equilibrate e affascinanti, con pennellate larghe e dense che fiammeggiano sulle tele, travolgendo il disegno che non è descrittivo ma emozionale.
Alcune delle sue opere di questo genere includono simboli o elementi che rimandano temi mistici e trascendenti; altre invece – come “Coin fumeur” raffigurante una pipa e oggetti legati al fumo – richiamano atmosfere di introspezione e relax; così come il mandolino, il cui “silenzioso” richiamo sembra rievocare melodie immaginate e una pace interiore.

 

Conforto e speranza – Le opere di don Alberto, ricapitolando, incarnano un connubio tra arte e spiritualità, offrendo un conforto e una rinnovata speranza a chi le contempla. La luce e il colore, elementi cardine della sua pittura, assumono una valenza simbolica e trascendente. La luce, interpretata dall’artista come riflesso della presenza divina, si intreccia con l’uso sapiente di colori vivi e contrastanti, capaci di veicolare sentimenti emozionali e di trasmettere un senso del sacro che pervade ogni pennellata. È forse per questo che i suoi quadri non si limitano a essere semplici espressioni pittoriche, ma si trasformano in veri e propri strumenti di dialogo tra l’animo dell’osservatore e una dimensione superiore.
In sintesi, quindi, la sua prima mostra pubblica, che sarà inaugurata il 31 ottobre 2025 al Centro Culturale del Teatro La Fabbrica di Villadossola, si prospetta come un evento di grande valore artistico, umano e spirituale. 
Un’occasione speciale in cui la passione di don Alberto Secci saprà stupire e conquistare sia il pubblico che la critica, perché le sue opere, impreziosite dall’intensità delle immagini, dalla vivacità cromatica e dalla ricchezza espressiva, si trasformano in un ponte emozionale capace di portare chi le ammira verso una speranza ultraterrena.

Giuseppe Possa

 

Fonte:  A Tempo Libero

Giuseppe Possa, don Alberto Secci e Silvana Pirazzi

après midi

 

après midi, olio su tela (30x24)


Piaggio

 

Piaggio, olio su tela (70x60)